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26/03/2020 - Vercelli - Cronaca

SANTA MARTA, COME SARA' LA SETTIMANA SANTA? COME CONFESSARSI ANCHE SE NON SI PUO' INCONTRARE IL SACERDOTE? - Papa Francesco spiega il perdono nel colloquio con il Padre - Nella S.Messa di oggi la preghiera per vincere la paura -

Nell'omelia, un pensiero per tutti noi: quali sono i miei idoli, dove li nascondo?



SANTA MARTA, COME SARA' LA SETTIMANA SANTA? COME CONFESSARSI ANCHE SE NON SI PUO' INCONTRARE IL SACERDOTE? - Papa Francesco spiega il perdono nel colloquio con il Padre - Nella S.Messa di oggi la preghiera per vincere la paura -

La confessione pasquale anche se non si può incontrare il Sacerdote - 

Ecco come: ce lo dice Papa Francesco -

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Oggi in Santa Marta il Papa affida a ciascuno di noi, nell'omelia, questo pensiero: 

quali sono i miei idoli, dove li nascondo?

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E’ importante, con tutto quello che sta capitando? 

E' così urgente?

Urgente, forse, non ancora: ci sono un po’ di giorni davanti, per organizzarsi.

Ma importante lo è certamente.

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Dunque, eccoci oggi a condividere le disposizioni della Santa Sede su come celebrare – ma, soprattutto, vivere – la Settimana Santa.

Questa mattina il sito internet ufficiale del Dicastero delle Comunicazioni della Santa Sede ha diramato le istruzioni.

Si tratta, evidentemente, di indirizzi di carattere generale, perché poi toccherà ad ogni Chiesa Particolare valutare la propria situazione.

E, per quanto riguarda, ad esempio, la provincia di Vercelli o i Santuari “eusebiani”: momenti di vita ecclesiale come la “Processione delle Macchine”, oppure quali saranno le decisioni adottate dalla Direzioni dei Santuari di Oropa e Crea, così come quello del Sacro Monte di Varallo Sesia.

Aspettiamo anche notizie dalle carissime Suore Carmelitane del Monastero Mater Carmeli di Biella, luogo di preghiera e pietà così caro anche a tanti vercellesi.

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Ma ecco le prime due indicazioni.

Come fare la confessione pasquale anche se non si può incontrare un Sacerdote.

Lo spiega in video direttamente il Santo Padre.

E, poi, qui di seguito, appunto, quali sono le indicazioni per le celebrazioni della Settimana Santa, a partire dalla “Domenica delle Palme”, che è già domenica 5 aprile.

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A seguire, la S.Messa celebrata da Papa Francesco stamane alle 7 in Santa Marta.

La preghiera del Papa oggi è stata per un argomento molto attuale: vincere la paura.

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Coronavirus, le norme per celebrare la Settimana Santa

La Congregazione per il Culto Divino stabilisce in che modo organizzare i riti del momento centrale per la fede cristiana nei Paesi colpiti dal Covid-19. Dove sono in vigore restrizioni, non sarà possibile riunire i fedeli in assemblea

Alessandro De Carolis – Città del Vaticano

Sarà una Pasqua dolorosamente diversa per tutta la cattolicità e le chiese vuote di quest’ultimo periodo ne sono il simbolo. La pandemia da Coronavirus ha richiesto al dicastero vaticano del Culto Divino l’elaborazione di un Decreto con le “indicazioni generali” da seguire nell’organizzazione delle celebrazioni che vanno dalla Domenica delle Palme a quella di Pasqua.  Un documento che aggiorna quello pubblicato il 19 marzo scorso, si è reso necessario – si legge – in considerazione del “rapido evolversi della pandemia” e “tenendo conto delle osservazioni pervenute dalle Conferenze Episcopali”.

 

Fedeli coinvolti a distanza

Una prima indicazione riguarda la data della Pasqua. Poiché “non può essere trasferita”, si afferma che nei Paesi “colpiti dalla malattia, dove sono previste restrizioni circa gli assembramenti e i movimenti delle persone, i Vescovi e i Presbiteri celebrino i riti della Settimana Santa senza concorso di popolo e in luogo adatto, evitando la concelebrazione e omettendo lo scambio della pace”. Inoltre, il decreto chiede che i fedeli “siano avvisati dell’ora d’inizio delle celebrazioni in modo che possano unirsi in preghiera nelle proprie abitazioni”. Potranno essere di aiuto, si osserva, “i mezzi di comunicazione telematica in diretta, non registrata. In ogni caso rimane importante dedicare un congruo tempo alla preghiera, valorizzando soprattutto la Liturgia Horarum.

 

Sussidi per la Settimana Santa

Una seconda parte del Decreto fissa le disposizioni da seguire nelle singole celebrazioni della Settimana Santa – per vivere bene la quale, si sottolinea, le Conferenze Episcopali e le singole diocesi sono invitate a “offrire sussidi per aiutare la preghiera familiare e personale.

 

Domenica delle Palme

La celebrazione della Domenica della Palme dovrà avvenire “all’interno dell’edificio sacro” e si richiede che le cattedrali adottino “la seconda forma prevista dal Messale Romano, nelle chiese Parrocchiali e negli altri luoghi la terza”. Per ciò che concerne la Messa crismale gli episcopati potranno, a seconda della situazione del Paese, indicare un eventuale trasferimento di data.

 

No alla lavanda dei piedi

Anche il Triduo pasquale subisce variazioni notevoli, a cominciare dal momento culmine della Messa in “Coena Domini” del Giovedì Santo, per la quale il dicastero vaticano decreta che “la lavanda dei piedi, già facoltativa, si ometta”. Non verrà effettuata neanche la processione conclusiva e il Santissimo Sacramento verrà custodito nel tabernacolo. “Eccezionalmente” viene concessa ai presbiteri la facoltà di celebrare la Messa “senza concorso di popolo, in luogo adatto”.

 

La preghiera per malati e defunti

Durante la preghiera universale del Venerdì Santo sarà cura dei vescovi “predisporre una speciale intenzione per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti”. Modificato anche l’atto di adorazione alla Croce, il bacio, si specifica, “sia limitato al solo celebrante”.

 

Processioni, il vescovo decide se slittano

Infine la Veglia Pasquale che si chiede sia celebrata “esclusivamente nelle chiese Cattedrali e Parrocchiali” e che per la liturgia battesimale “si mantenga solo il rinnovo delle promesse battesimali”. Il Decreto chiude invitando seminari, collegi sacerdotali, monasteri e comunità religiose ad attenersi alle indicazioni e lasciando al “giudizio del vescovo” il trasferimento ad “altri giorni convenienti, ad esempio il 14 e 15 settembre” le “espressioni della pietà popolare e le processioni che arricchiscono i giorni della Settimana Santa e del Triduo Pasquale”.

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 Il Papa prega perché vinciamo la paura in questo tempo difficile

Nella Messa a Santa Marta, Francesco rivolge il suo pensiero agli anziani soli, ai lavoratori precari e a quanti svolgono una funzione sociale e possono essere colpiti dal coronavirus. Nell'omelia ha invitato a scoprire quali sono i nostri idoli, gli idoli del cuore, spesso nascosti. L'idolatria ci fa perdere tutti i doni del Signore

VATICAN NEWS

Nella Messa in diretta streaming dalla Cappella di Casa Santa Marta Francesco ha pregato perché il Signore ci aiuti a vincere la paura in questo tempo caratterizzato dalla pandemia del Covid-19. Queste le sue parole, introducendo la celebrazione eucaristica:

In questi giorni di tanta sofferenza, c’è tanta paura. La paura degli anziani, che sono soli, nelle case di riposo o in ospedale o a casa loro e non sanno cosa possa accadere. La paura dei lavoratori senza lavoro fisso che pensano come dare da mangiare ai loro figli e vedono venire la fame. La paura di tanti servitori sociali che in questo momento aiutano a mandare avanti la società e possono prendere la malattia. Anche la paura – le paure – di ognuno di noi: ognuno sa quale sia la propria. Preghiamo il Signore perché ci aiuti ad avere fiducia e a tollerare e vincere le paure.

Nell’omelia, commentando la prima lettura, tratta dal libro dell'Esodo (Es 32, 7-14), che racconta la vicenda del vitello d’oro, Francesco ha parlato degli idoli del cuore, idoli da noi spesso nascosti in modo astuto, sottolineando come l’idolatria ci faccia perdere tutto, ci fa perdere i doni stessi del Signore. L’idolatria ci porta a una religiosità sbagliata. Quindi il Papa chiede di fare un esame di coscienza per scoprire i nostri idoli nascosti.

 

Di seguito il testo dell'omelia secondo una nostra trascrizione:

Nella prima Lettura c’è la scena dell’ammutinamento del popolo. Mosè se n’è andato al Monte per ricevere la Legge: Dio l’ha data a lui, in pietra, scritta dal suo dito. Ma il popolo si annoiò e fece ressa intorno ad Aronne e disse: “Ma, questo Mosè, da tempo non sappiamo dove sia, dove sia andato e noi siamo senza guida. Fateci un dio che ci aiuti ad andare avanti”. E Aronne, che dopo sarà sacerdote di Dio ma lì è stato sacerdote della stupidaggine, degli idoli, ha detto: “Ma sì, datemi tutto l’oro e l’argento che avete”, e loro danno tutto e fecero quel vitello d’oro.

Nel Salmo abbiamo sentito il lamento di Dio: “Si fabbricarono un vitello sull’Oreb, si prostrarono a una statua di metallo, scambiarono la loro gloria con la figura di un toro che mangia erba”. E qui, in questo momento, quando incomincia la Lettura: “Il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo che hai fatto uscire dalla terra d’Egitto si è pervertito. Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato. Si sono fatti un vitello di metallo fuso poi gli si sono prostrati davanti, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: ‘Ecco il tuo dio, Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto’»”. Una vera apostasia! Dal Dio vivente all’idolatria. Non ha avuto pazienza di aspettare che tornasse Mosè: volevano delle novità, volevano qualcosa, dello spettacolo liturgico, qualcosa …

Su questo io vorrei accennare alcune cose. Prima di tutto, quella nostalgia idolatrica nel popolo: in questo caso, pensava agli idoli dell’Egitto, ma la nostalgia di tornare agli idoli, tornare al peggio, non sapere aspettare il Dio vivente. Questa nostalgia è una malattia, anche nostra. Si incomincia a camminare con l’entusiasmo di essere liberi, ma poi incominciano le lamentele: “Ma sì, questo è un momento duro, il deserto, ho sete, voglio dell’acqua, voglio la carne … ma in Egitto mangiavamo le cipolle, le cose buone e qui non c’è …”. Sempre, l’idolatria è selettiva: ti fa pensare alle cose buone che ti dà ma non ti fa vedere le cose brutte. In questo caso, loro pensavano a come erano a tavola, con questi pasti tanto buoni che a loro piacevano tanto, ma dimenticavano che quello era il tavolo della schiavitù. L’idolatria è selettiva.

Poi, un’altra cosa: l’idolatria ti fa perdere tutto. Aronne, per fare il vitello, chiede loro: “Datemi oro e argento”: ma era l’oro e l’argento che il Signore aveva dato loro, quando disse loro: “Chiedete agli egiziani oro in prestito”, e poi sono andati con loro. È un dono del Signore e con il dono del Signore fanno l’idolo. E questo è bruttissimo. Ma questo meccanismo succede anche a noi: quando noi abbiamo atteggiamenti che ci portano all’idolatria, siamo attaccati a cose che ci allontanano da Dio, perché noi facciamo un altro dio e lo facciamo con i doni che il Signore ci ha dato. Con l’intelligenza, con la volontà, con l’amore, con il cuore … sono i doni propri del Signore che noi usiamo per fare idolatria.

Sì, qualcuno di voi può dirmi: “Ma io a casa non ho idoli. Ho il Crocifisso, l’immagine della Madonna, che non sono idoli …” – No, no: nel tuo cuore. E la domanda che oggi dovremmo fare è: quale è l’idolo che tu hai nel tuo cuore, nel mio cuore. Quell’uscita nascosta dove mi sento bene, che mi allontana dal Dio vivente. E noi abbiamo anche un atteggiamento, con l’idolatria, molto furbo: sappiamo nascondere gli idoli, come fece Rachele quando fuggì da suo padre e li nascose nella sella del cammello e fra i vestiti. Anche noi, tra i nostri vestiti del cuore, abbiamo nascosti tanti idoli.

La domanda che vorrei fare oggi è: qual è il mio idolo? Quel mio idolo della mondanità … e l’idolatria arriva anche alla pietà, perché questi volevano il vitello d’oro non per fare un circo: no. Per fare adorazione: “Si prostrarono davanti a lui”. L’idolatria ti porta a una religiosità sbagliata, anzi: tante volte la mondanità, che è un’idolatria, ti fa cambiare la celebrazione di un sacramento in una festa mondana. Un esempio: non so, io penso, pensiamo, non so, figuriamoci una celebrazione di nozze. Tu non sai se è un sacramento dove davvero i novelli sposi danno tutto e si amano davanti a Dio e promettono di essere fedeli davanti a Dio e ricevono la grazia di Dio, o è una mostra di modelli, come vanno vestiti l’uno e l’altro e l’altro … la mondanità. È un’idolatria. È un esempio, questo. Perché l’idolatria non si ferma: va sempre avanti.

Oggi la domanda che io vorrei fare a tutti noi, a tutti: quali sono i miei idoli? Ognuno ha i propri. Quali sono i miei idoli. Dove li nascondo. E che il Signore non ci trovi, alla fine della vita, e dica di ognuno di noi: “Ti sei pervertito. Ti sei allontanato dalla via che io avevo indicato. Ti sei prostrato dinanzi a un idolo”.

Chiediamo al Signore la grazia di conoscere i nostri idoli. E se non possiamo cacciarli via, almeno tenerli all’angolo …

Infine, il Papa ha terminato la celebrazione con l'adorazione e la benedizione eucaristica, invitando a fare la Comunione spirituale. Di seguito la preghiera recitata dal Papa:

Gesù mio, credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell’anima mia. Poiché ora non posso riceverti sacramentalmente, vieni almeno spiritualmente nel mio cuore. Come già venuto, io Ti abbraccio e tutto mi unisco a Te. Non permettere che abbia mai a separarmi da Te.

Prima di lasciare la Cappella dedicata allo Spirito Santo, è stata intonata l’antica antifona mariana Ave Regina Caelorum ("Ave Regina dei Cieli").

 

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