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08/10/2019 - Vercelli Città - Salute & Persona

QUANDO SI DICE "PERDERE LA TESTA" - Quali sono le basi neurologiche dell'amore? - Per saperne di più, c'è l'incontro Neuroscienze n. 13

I progressi delle neuroscienze stanno contribuendo a svelare le basi neurofisiologiche di differenti tipi di relazione affettiva, inclusi amore romantico e amore materno, e come le loro dinamiche




QUANDO SI DICE "PERDERE LA TESTA" - Quali sono le basi neurologiche dell'amore? - Per saperne di più, c'è l'incontro Neuroscienze n. 13
Paoletta Picco e Pier Giorgio Fossale, Presidene dell'Ordine dei Medici -

Quali sono le basi neurobiologiche dell’amore? In virtù di quali meccanismi neurali desideriamo intensamente la presenza di una persona cara? Esistono ‘molecole dell’amore?’ o un ‘collante’ biologico delle nostre relazioni sociali? E, parlando di relazioni sociali, che ruolo hanno o dovrebbero avere le emozioni nella vita pubblica?  

Dobbiamo abbandonarci ad esse puntando sulla dimensione empatica delle relazioni o le emozioni - anche quelle positive - devono essere tenute sotto controllo a favore di una analisi razionale? E, ampliando ulteriormente il discorso, cosa ci insegnano le molteplici manifestazioni dell’amore nella storia e nelle diverse culture su noi stessi, sulla natura dei nostri sentimenti e dell’affettività? E infine esiste un’etica dell’amore? Se fosse possibile liberarci con un farmaco o una terapia del ricordo di un amore sfortunato, sarebbe giusto farlo? 

Fino a pochi decenni fa porre il tema dell’amore affiancando la riflessione scientifica tipica delle neuroscienze e delle scienze cognitive in generale a un approccio storico-umanistico sarebbe apparso come  qualcosa di sorprendente, se non francamente discutibile: un tentativo (scientista?) di ridurre alla ‘fredda’ indagine scientifica una delle caratteristiche più ‘calde’ e profonde dell’esperienza umana.

Oggi, tuttavia, lo sviluppo delle scienze della mente ci permette di indagare sempre più a fondo la soggettività umana, inserendo in una cornice unitaria i temi delle emozioni e dell’affettività nella loro valenza individuale e sociale, fino a toccare, appunto, il santuario dell’amore, nelle sue varie manifestazioni.

I progressi delle neuroscienze stanno infatti contribuendo a svelare le basi neurofisiologiche di differenti tipi di relazione affettiva, inclusi amore romantico e amore materno, e come le loro dinamiche siano influenzate da cambiamenti nei meccanismi cerebrali della ricompensa, sotto l’influenza di specifici sistemi ormonali. Per quanto preliminari, questi risultati mettono in luce il potenziale contributo delle discipline neurobiologiche alla comprensione di temi di grande rilevanza sociale, oltre che strettamente scientifica.

Di queste e altre questioni di tratterà, partendo dalle neuroscienze dell’amore, nel corso del convegno Amor che nella mente mi ragiona. Natura e cultura dell’amore, che si terrà sabato 19 ottobre a Vercelli, presso l’Aula magna “San Giuseppe” dell’Università degli studi del Piemonte Orientale – Piazza Sant’Eusebio – Vercelli.

L’incontro, coordinato dal dott. Piergiorgio Fossale, presidente dell’Ordine dei Medici di Vercelli, e da Michele Di Francesco, Filosofo della mente presso la Scuola Superiore IUSS di Pavia, vedrà la partecipazione di Nicola Canessa, Eva Cantarella, Cristina Meini e Roberto Mordacci.

Nicola Canessa, docente di Psicobiologia e Psicologia fisiologica della Scuola Superiore IUSS di Pavia, mostrerà come i progressi delle neuroscienze stanno contribuendo a svelare le basi neurofisiologiche di differenti tipi di relazione affettiva, inclusi amore romantico e amore materno, e come le loro dinamiche siano influenzate da cambiamenti nei meccanismi cerebrali della ricompensa, sotto l’influenza di specifici sistemi ormonali. Per quanto preliminari, questi risultati mettono in luce il potenziale contributo delle discipline neurobiologiche alla comprensione di temi di grande rilevanza sociale, oltre che strettamente scientifica.

Eva Cantarella, studiosa di diritto Romano e Greco, affermata scrittrice e collaboratrice della pagina culturale del Corriere della Sera, introdurrà il tema dell’amore “degli altri”, mostrando come l’amore, spesso considerato un sentimento immutabile, è in realtà declinato in modo differente presso epoche e culture diverse, offrendo uno strumento per la comprensione del nostro tempo attraverso le ‘differenze’ dell’amore.

Cristina Meini, docente di Filosofia della mente presso l’Università del Piemonte Orientale, affronterà il tema del rapporto tra ragione ed emozione proponendo un primato della ragione, ma solo a patto che quest’ultima contenga al proprio interno un spazio per le emozioni (come avviene per esempio nella proposta di Antonio Damasio).

Roberto Mordacci, filosofo morale dell’Università San Raffaele di Milano, prende le mosse dalla domanda “Si può dimenticare l’amore?”. Joel e Clementine, nel film scritto da Charlie Kaufman (premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale) per Michel Gondry, ci provano, grazie a una procedura avveniristica di cancellazione selettiva dei ricordi. Ma è bene farlo? E quali sono gli esiti? Un film costringe a immaginare realisticamente gli scenari aiutandoci a costruire una filosofia dell’amore.


Redazione di Vercelli

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