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19/08/2011 - Regione Piemonte - Cronaca

I FIGLI COME CLIENTI - Rubrica (sottovoce) di Franco Marmello - Per parlare con i nostri figli e avere qualche probabilità di essere ascoltati

I figli timidi






I FIGLI COME CLIENTI - Rubrica (sottovoce) di Franco Marmello - Per parlare con i nostri figli e avere qualche probabilità di essere ascoltati
Franco Marmello

I FIGLI COME CLIENTI



RUBRICA SOTTOVOCE PER PARLARE CON I NOSTRI FIGLI E AVERE QUALCHE PROBABILITÀ DI ESSERE ASCOLTATI


Prologo


- Ho tre figli, li ho allevati tutti alla stessa maniera, ma sono completamente diversi uno dall'altro -


E' un commento classico.


Chi non ha mai sentito esprimersi una mamma o un papà in questo modo?


O, addirittura, chi di noi genitori non si è mai espresso così?


Iniziare a svolgere il ruolo di genitore con nuova consapevolezza e impegno significa rendersi conto che educare i figli con soddisfazione prevede lo sviluppo di una capacità particolare.


La soddisfazione consiste nel riuscire a vedere il risultato del proprio lavoro di educatore: i figli ti ascoltano, riflettono  mentre tu parli, ti interpellano, chiedono consigli, si fidano, compiono azioni dalle quali capisci che stanno tentando di mettere in pratica i tuoi consigli; se sbagliano chiedono aiuto.


I nostri figli sono persone, individui.


Ognuno di noi che ha desiderato costruire e mantenere rapporti di qualità con le altre persone, che ha desiderato -nella propria attività, per esempio- essere ascoltato; interpellato; tenuto in considerazione, ha dovuto sviluppare delle capacità particolari che lo hanno portato, piano piano (con l'esperienza e con un immenso esercizio di pazienza), a ottenere risultati apprezzabili.


Quando nel tempo cresciamo e diventiamo adulti, lo sviluppo di queste capacità è collegato a principi e valori che costituiscono il nostro bagaglio tecnico e umano: migliorando, mutando in meglio il nostro carattere, limandone gli spigoli al fine di non colpire e ferire gli altri, quegli altri da cui desideriamo essere ascoltati, interpellati, seguiti, tenuti in considerazione; quegli altri che, sentendosi colpiti e feriti, si difendono da noi e non ci ascoltano; non meditano mentre parliamo; non ci interpellano; non ci chiedono consigli; di noi non si fidano e non compiono mai azioni tentando di mettere in pratica gli orientamenti che noi tentiamo di fornire loro.


Che tragedia se questo comportamento negativo e di rifiuto nei nostri confronti viene tenuto dai nostri clienti, dai nostri capi, dai nostri collaboratori, dai nostri amici; quanta fatica facciamo per comprendere meglio i parametri di valutazione che i nostri interlocutori usano per valutare il nostro comportamento...


Noi desideriamo (ne abbiamo bisogno) instaurare con loro un buon rapporto.


 Il fine è quello di mantenere una relazione proficua:


- I nostri Clienti continuano ad acquistare da noi, ci sono fedeli


- I nostri Capi si fidano di noi e ci delegano incarichi gratificanti


- I nostri Collaboratori ci riconoscono come guida


- I nostri Amici cercano noi, perché con noi stanno bene


E i nostri figli?


Loro sono i nostri Clienti più difficili e impegnativi.


Per servirli al meglio deve crescere i noi genitori l'interesse e l'impegno nel raccogliere informazioni di un certo tipo sul loro carattere, sul loro comportamento.


Se queste informazioni vengono raccolte con buon senso e impegno (tralasciando dispersivi e spesso dannosi fanatismi psicoanalitici), riusciremo sicuramente a conoscerli meglio.


Conoscere meglio i nostri figli diventa l'esercizio quotidiano che propongo ai lettori di “Vercelli Oggi”.


La mia rubrica sarà gestita sottovoce, come ho annunciato nel titolo.


Sottovoce perché desidero non diventi una indicazione troppo importante o un'altra delle tante fonti teoriche a cui abbeverarsi in modo dogmatico: l'applicazione forzata di qualsiasi teoria produce, nella maggior parte dei casi, soltanto stress e fatica ulteriore, anziché benefici.


Vorrei che il mio lavoro potesse arrivare a essere per voi un modesto ma concreto aiuto per migliorare la qualità del vostro ruolo; abbinato naturalmente ad altre conoscenze, a buon senso, a ragione e, soprattutto, ad Amore.


Giocate con la mia rubrica in modo serio, ma non prendetela troppo sul serio: io l'ho costruita divertendomi; come mi sono divertito in questi anni passati a lavorare in mezzo a tanti clienti, capi, collaboratori, amici; a tanta gente dal cui consenso nei miei confronti è dipesa spesso la mia sopravvivenza fisica e morale.


Uno degli obiettivi del mio lavoro è cercare di capire i differenti tipi di carattere che mi trovo a dover trattare: questo sono chiamato a insegnare ai miei Clienti nelle aule di formazione professionale dove spesso li incontro.


Così ho cercato di fare con mia figlia Muriel.


Durante tutto questo tempo ho cercato di sistemare le esperienze nella mente, costruendo una modesta guida che, però, consulto sempre molto volentieri e con curiosità; la consulto per avere un aiuto: devo decidere ogni volta quale tipo di atteggiamento adottare al fine di ottenere l'ascolto e l'attenzione dei miei interlocutori; il loro carattere e il loro umore possono condizionare pesantemente il tipo di comunicazione ideale e il conseguente risultato eccellente a cui ambisco.


Parlo di una modalità efficace, naturalmente, una modalità che mi consenta di instaurare un rapporto utile a realizzare il tipo di servizio che proprio i miei interlocutori mi richiedono.


Personalmente considero la comunicazione efficace, oltreché un dovere professionale, uno strumento straordinario e magico per la ricerca della qualità della vita e della felicità in ogni campo dell'esistenza.


Perché sui nostri figli?


La rubrica è centrata su di loro perché, come già detto, sono i nostri interlocutori più importanti verso i quali abbiamo le responsabilità maggiori: più delle mogli; più dei mariti; più dei nostri capi, collaboratori e colleghi; più dei nostri clienti...


Non spiego queste responsabilità sociali perché ognuno di noi le sente dentro e sono difficili da descrivere senza cadere nel banale e nel patetico, ma spiego - in due parole - l'aspettativa di tutti noi genitori: ci sentiamo amati dai nostri figli anche in relazione all'ascolto e all'attenzione che loro ci dedicano.


Ovviamente la mia rubrica non potrà considerare in assoluto ogni tipo di figlio, in ogni tipo di situazione.


Potrà, comunque, rappresentare -come già detto- un buon aiuto per "riconoscerli" e comunicare con loro nel modo più utile e adeguato, tenendo conto dei caratteri generali  presentati.


Molti figli presentano dei caratteri un po' dell'uno un po' dell'altro tipo.


Sta a noi genitori usare il vecchio e mai superato buon senso nel definirli e nel scegliere il modo migliore per comunicare con loro.


E’ utile consultare questa guida dopo esserci trovati in una situazione difficile.


Consultarla per capire che cosa avremmo o non avremmo dovuto fare per sentirci ascoltati.


Consultarla  per capire come affrontare meglio la situazione in futuro.


Chiunque desideri svolgere con soddisfazione il ruolo di genitore deve porsi l'obiettivo di diventare:


- Un buon osservatore


- Uno che sa ascoltare


- Un buon psicologo


- Un esperto di relazioni umane


Abituiamoci ad affrontare questo compito con amore, ma anche con la massima professionalità; dobbiamo convincerci che è importante per noi essere capaci di aver a che fare con l'individuo, con la persona che nostro figlio o nostra figlia sono e possono diventare.


Mettiamoci al lavoro


Abbiamo ragionato abbastanza nel prologo appena proposto.


Le dovute premesse sono state fatte.


Spero di essere riuscito a spiegare il tipo di contributo che intendo dare a VercelliOggi.


Possiamo ora  iniziare l‘affascinante, avventuroso viaggio intorno e dentro al magico, misterioso,  meraviglioso mondo interiore dei nostri figli.


Cominciamo a descriverli.


I figli timidi, per esempio


Quando i figli ci appaiono un po' vergognosi, imbarazzati e per nulla aggressivi, generalmente li definiamo timidi.


Ci rendiamo conto che i nostri cuccioli hanno difficoltà particolari a prendere una decisione e che, nell'intimo, desiderano che noi genitori decidiamo per loro.


Definiamo il nostro obiettivo


Aiutarli a sentirsi più sicuri, senza sostituirci a loro.


Riflettiamo sul come comportarci


L’obiettivo è raggiungere il nostro intento di soccorso.


La prima mossa da fare è quella di dimostrare approvazione nei loro confronti, condividendo -sinceramente- il loro atteggiamento di prudenza nel programmare e pensare prima di prendere una decisione.


A questo punto possiamo tentare di ottenere la loro partecipazione


- Dimostrando che siamo interessati, in generale, a quanto ci stanno dicendo


- Cercando di farli partecipare, in ogni modo, a quanto diciamo noi


- Coinvolgendoli nel modo che la nostra fantasia e il nostro amore ci suggeriscono


Se ci chiedono un consiglio dobbiamo essere molto decisi nel fornirglielo, i figli timidi sono in difficoltà nel fare una scelta e se noi saremo insicuri nel consigliarli, le cose non potranno che peggiorare.


Quando avranno deciso grazie al nostro consiglio, aiutiamoli a convincersi di aver scelto bene; a prescindere dalle titubanze e dai dubbi che li avranno tormentati durante l'analisi delle varie alternative.


Non facciamo pressioni, però: esponiamo chiaramente il nostro punto di vista; ascoltiamo attentamente i loro dubbi e le loro perplessità.


Non sfuggiamo alle loro obiezioni, essere sfuggenti o superficiali di fronte  alle loro titubanze o fare eccessive pressioni, crea soltanto ostilità e può compromettere il rapporto: anche se fare pressioni, a volte, sblocca la


situazione e induce i figli timidi a prendere finalmente una decisione,  potranno -in seguito- sentirla come una cosa non saggia.


Rassicuriamoli, perché i figli timidi hanno bisogno di aiuto psicologico


In modo particolare dopo aver deciso.


Infine sforziamoci di essere  tolleranti: nessuno è perfetto, nemmeno i nostri figli


Impariamo a sopportare la loro (a volte estenuante) timidezza che noi certamente consideriamo un clamoroso handicap per la loro vita futura.


Non mostriamo troppo chiaramente il nostro dispiacere e la nostra delusione.


Impariamo a fare tutto questo con amore, in modo veramente disinteressato.


Con i figli timidi ci vuole molta determinazione


ma anche molto tatto...


Il viaggio è iniziato cari genitori.


Chi vuole fornire contributi è benvenuto in questa rubrica.


Nel prossimo appuntamento dedicato ai figli ci occuperemo dei  ragazzi diffidenti.


Poi ancora degli spavaldi, dei troppo amichevoli, e così via continuando a esplorare il meraviglioso mondo interiore  dei nostri figli; ma ricordatevi: quanto segue è soltanto uno spunto per aiutarvi ad analizzare e capire come dovete cercare di comunicare con loro.


Il buon senso e il vostro approccio individuale


 troveranno la strada giusta


e naturale per portarvi al successo


Buon lavoro e buona vita…


A risentirci…


                                                                  Franco Marmello


                                                               www.bottegadelcambiamento.it


P.S. - Troverete che molte delle soluzioni esaminate rappresentano delle buone regole per qualsiasi situazione di vita,  anche al di fuori del vostro ruolo di genitori.


 

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