VercelliOggi.it
Il primo portale quotidiano della provincia di Vercelli
Meteo.it
Borsa Italiana
sabato 31 ottobre 2020 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it




20/08/2011 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 21 agosto 2011 - "Il superbo, invece, lo riconosce da lontano"

La Croce non è un fatto remoto, circoscritto ad una fase storica; è sempre lì, pronta ogni giorno per chi voglia seguire Gesù






IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 21 agosto 2011 - "Il superbo, invece, lo riconosce da lontano"
Tu sei Pietro

Dal Libro del Profeta Isaia, Cap. 22, 19 - 23



Così dice il Signore a Sebna, maggiordomo del palazzo:
«Ti toglierò la carica,
ti rovescerò dal tuo posto.
In quel giorno avverrà
che io chiamerò il mio servo Eliakìm, figlio di Chelkìa;
lo rivestirò con la tua tunica,
lo cingerò della tua cintura
e metterò il tuo potere nelle sue mani.
Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme
e per il casato di Giuda.
Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide:
se egli apre, nessuno chiuderà;
se egli chiude, nessuno potrà aprire.
Lo conficcherò come un piolo in luogo solido
e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre».


Dal Salmo137


Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
hai ascoltato le parole della mia bocca.
Non agli dèi, ma a te voglio cantare,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome per il tuo amore e la tua fedeltà:
hai reso la tua promessa più grande del tuo nome.
Nel giorno in cui ti ho invocato, mi hai risposto,
hai accresciuto in me la forza.
Perché eccelso è il Signore, ma guarda verso l’umile;
il superbo invece lo riconosce da lontano.
Signore, il tuo amore è per sempre:
non abbandonare l’opera delle tue mani.


Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, Cap.11, 33 - 36


O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!
Infatti, chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio?
Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.


Dal Vangelo secondo San Matteo, Cap.16, 13 - 20


In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te
lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».


Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.


Un pensiero sulla Parola


Una bella doccia fredda, per il povero San Pietro, in questo capitolo 16 del Vangelo secondo San Matteo (integrale al termine dell’articolo). Prima Gesù lo ordina suo successore. Lo chiama “cefa”, pietra. Una pietra tanto salda che è persino possibile edificare proprio sulla sua rocciosa stabilità la Chiesa di Cristo. Poi, qualche versetto dopo, la sfuriata:”Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”.


E che deve mai fare un pover’uomo?!


Perché, se quelle parole sono rivolte a Pietro, figuriamoci cosa possiamo aspettarci noi.


Cosa è successo?


E’ successo che da questo capitolo il “programma” pedagogico e rivelativo di Gesù cambia. Prima le parabole, le allusioni, gli indizi, i sintomi.


Ora la verifica si fa più diretta:”Voi chi dite che io sia?”.


La domanda è sempre lì, che ci interpella. Non solo millennio dopo millennio, secolo dopo secolo, ma anche e soprattutto giorno dopo giorno. Praticamente, non è cambiato molto.


Anche oggi ci sono una quantità di “agenzie” culturali, filosofiche, ovviamente anche teologiche, pronte a riconoscere che Gesù sia stato un grand’uomo, un profeta e persino si concede che sia stato il più grande tra i profeti.


Ma solo Simon Pietro e quegli uomini che Gesù si era scelto, sanno che lui è Dio. Come faccia a essere Dio e perché Dio abbia scelto di farsi uomo non lo sanno ancora bene. Del resto, è un problema su cui tanti, da quel momento in poi, avrebbero passato una vita a studiare.


Però Pietro, a quella domanda, risponde bene. E, a ben vedere, tutto sommato anche noi siamo convinti quando rispondiamo nello stesso modo alla domanda che la vita ci pone ogni giorno, sullo stesso argomento.


E con la stessa regolarità – ogni giorno – ricadiamo nello stesso errore che in quel momento aveva causato quella così severa lavata di capo al Principe degli Apostoli:”Lungi da me, satana….”.


E’ normale. Il motivo, l’origine di questa nostra debolezza sono ben spiegati nello stesso capitolo 16.


Siamo ancora alle prese con il cambiamento di rotta pedagogica di Gesù:”Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno”.


Da allora”, dunque, Gesù introduce un nuovo e decisivo elemento, un tassello fondamentale nella impalcatura non solo logica, ma anche filosofica sulla quale si edifica la Chiesa, il suo corpo mistico; la condizione per guadagnarsi la sua compagnia già in questo mondo e non solo quando saremo finalmente ammessi alla vita vera.


Da allora” la condizione di seguace di Gesù si fa più esigente; per essere davvero guadagnata è chiamata a fare i conti con quella componente essenziale del cristianesimo che è appunto la Croce.


Sempre, quando si immagina un cristianesimo senza Croce, si prende un grande abbaglio.


Ci si riduce, al più, a termini filosofici, letterari, culturali: proprio come quella “gente” che vedeva in Gesù un profeta, anche il più grande tra tutti i profeti.


Gesù vuole altro. Non che di questo “altro” gliene importi in termini gerarchici. Non che ci badi perché è sensibile alle lusinghe. Non che pretenda quel pre – requisito perché gli piace comandare, perché soggiaccia ad una strana libidine del potere.


Gesù pone quella condizione così esigente:”Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” perche se non accettiamo la Croce non possiamo capire niente di Gesù.


E questo già non è facile. Ma dobbiamo andare oltre.


Se ci accontentiamo di applicare questo principio alla superficie della nostra vita, quasi fosse un post – it che appiccichiamo da qualche parte in ufficio come pro memoria, siamo ancora fuori strada.


La Croce non è un’idea astratta. Non è nemmeno uno spauracchio. Del resto, non è che abbiamo poi tante probabilità di essere materialmente crocifissi (anche se, con i tempi che corrono…). Quindi questa condizione, se volessimo considerarla con infantile adesione ad un’idea, non sarebbe nemmeno così impegnativa. Come a dirci, ingannandoci da soli, consolandoci da soli, facendoci da soli i complimenti per la nostra fede: ok, quando c’è da accettare la Croce chiamatemi, io ci sono. Quando c’è da rinunciare alla mia vita in nome di Gesù chiamatemi, io ci sono.


Poi, non ti chiamano e amen. E se non mi chiamano, che colpa ne ho?! Io l’intenzione ce l’avevo. E tutto continua come prima.


Troppo semplice e troppo comodo.


Il fatto è che i modi per “rinunciare” alla “nostra vita” non sono necessariamente e solo cruenti, definitivi, mortali.


Quello che è talvolta altrettanto difficile è rinunciare, in nome di Gesù, alla nostra idea della vita.


Perché rinunciare ad una opportunità di guadagno illecita? Questa rinuncia non è forse una bella “croce”, se la accettiamo, se la scegliamo?


Perché rinunciare ad un amore sbagliato? Se non è una “croce” pesante questa!


Perchè accettare un dolore, una malattia, nostra o di un nostro caro? Ecco la croce.


E poi, la croce delle croci (ognuno ha le proprie “specialità”, se non “preferenze” o idiosincrasie): sopportare pazientemente le persone moleste. E’ anche una raccomandata opera di misericordia spirituale. E poi amarle anche, queste persone moleste.


Come si vede, non è che questa accettazione della Croce possa essere un fatto episodico, una categoria intellettuale o spirituale che sta sullo sfondo, che “ispira” la nostra vita.


Per niente. Non c’è niente da ispirare. C’è da mettere in pratica. Ogni giorno.


Ed è proprio per questo che, quando questo episodio del Vangelo ci viene raccontato da San Luca, l’Autore si preoccupa di precisare questa piccola, ma determinante e rivelativa condizione temporale (Luca 9, 23):Poi, a tutti, diceva:’Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua’”.


Così non ci sono più alibi: quante probabilità abbiamo di finire materialmente in croce “ogni giorno”? Di affrontare materialmente e concretamente un Calvario “ogni giorno”? Di spirare dopo il colpo di lancia del centurione “ogni giorno”?


Pressochè zero.


Invece, ogni giorno siamo chiamati a dimostrare di saper prendere, accettare la “nostra” croce, quelle che il giorno ci pone addosso, a cui la vita ci inchioda.


E seguire Gesù, sapendo che la fine della passione si avvicina.


Isaia 22


1 Oracolo sulla valle della Visione.
Che hai tu dunque, che sei salita
tutta sulle terrazze,
2 città rumorosa e tumultuante,
città gaudente?
I tuoi caduti non sono caduti di spada
né sono morti in battaglia.
3 Tutti i tuoi capi sono fuggiti insieme,
fatti prigionieri senza un tiro d'arco;
tutti i tuoi prodi sono stati catturati insieme,
o fuggirono lontano.
4 Per questo dico: «Stornate lo sguardo da me,
che io pianga amaramente;
non cercate di consolarmi
per la desolazione della figlia del mio popolo».
5 Poiché è un giorno di panico,
di distruzione e di smarrimento,
voluto dal Signore, Dio degli eserciti.
Nella valle della Visione un diroccare di mura
e un invocare aiuto verso i monti.
6 Gli Elamiti hanno preso la faretra;
gli Aramei montano i cavalli,
Kir ha tolto il fodero allo scudo.
7 Le migliori tra le tue valli
sono piene di carri;
i cavalieri si sono disposti contro la porta.
8 Così egli toglie la protezione di Giuda.
Voi guardavate in quel giorno
alle armi del palazzo della Foresta;
9 le brecce della città di Davide
avete visto quante fossero;
avete raccolto le acque della piscina inferiore,
10 avete contato le case di Gerusalemme
e demolito le case per fortificare le mura;
11 avete costruito un serbatoio fra i due muri
per le acque della piscina vecchia;
ma voi non avete guardato a chi ha fatto queste cose,
né avete visto chi ha preparato ciò da tempo.
12 Vi invitava il Signore, Dio degli eserciti, in quel giorno
al pianto e al lamento,
a rasarvi il capo e a vestire il sacco.
13 Ecco invece si gode e si sta allegri,
si sgozzano buoi e si scannano greggi,
si mangia carne e si beve vino:
«Si mangi e si beva, perché domani moriremo!».
14 Ma il Signore degli eserciti si è rivelato ai miei orecchi:
«Certo non sarà espiato questo vostro peccato,
finché non sarete morti»,
dice il Signore, Dio degli eserciti.
15 Così dice il Signore, Dio degli eserciti:
«Rècati da questo ministro,
presso Sebnà, il maggiordomo,
16 che si taglia in alto il sepolcro
e si scava nella rupe la tomba:
Che cosa possiedi tu qui e chi hai tu qui,
che ti stai scavando qui un sepolcro?
17 Ecco, il Signore ti scaglierà giù a precipizio, o uomo,
ti afferrerà saldamente,
18 ti rotolerà ben bene a rotoli
come palla, verso un esteso paese.
Là morirai e là finiranno i tuoi carri superbi,
o ignominia del palazzo del tuo padrone!
19 Ti toglierò la carica,
ti rovescerò dal tuo posto.
20 In quel giorno chiamerò il mio servo
Eliakìm, figlio di Chelkia;
21 lo rivestirò con la tua tunica,
lo cingerò della tua sciarpa
e metterò il tuo potere nelle sue mani.
Sarà un padre per gli abitanti di Gerusalemme
e per il casato di Giuda.
22 Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide;
se egli apre, nessuno chiuderà;
se egli chiude, nessuno potrà aprire.
23 Lo conficcherò come un paletto in luogo solido
e sarà un trono di gloria per la casa di suo padre.
24 A lui attaccheranno ogni gloria della casa di suo padre: discendenti e nipoti, ogni vaso anche piccolo, dalle tazze alle anfore».
25
 In quel giorno - oracolo del Signore degli eserciti - cederà il paletto conficcato in luogo solido, si spezzerà, cadrà e andrà in frantumi tutto ciò che vi era appeso, perché il Signore ha parlato.


Matteo 16


1 I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2 Ma egli rispose: «Quando si fa sera, voi dite: Bel tempo, perché il cielo rosseggia; 3 e al mattino: Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo. Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi? 4 Una generazione perversa e adultera cerca un segno, ma nessun segno le sarà dato se non il segno di Giona». E lasciatili, se ne andò.
5 Nel passare però all'altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere il pane. 6 Gesù disse loro: «Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei». 7 Ma essi parlavano tra loro e dicevano: «Non abbiamo preso il pane!». 8 Accortosene, Gesù chiese: «Perché, uomini di poca fede, andate dicendo che non avete il pane? 9 Non capite ancora e non ricordate i cinque pani per i cinquemila e quante ceste avete portato via? 10 E neppure i sette pani per i quattromila e quante sporte avete raccolto? 11 Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?». 12 Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei.
13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. 22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai». 23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. 26 Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima? 27 Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni. 28 In verità vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non morranno finché non vedranno il Figlio dell'uomo venire nel suo regno».






 

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI


Vercelli
Oggi.it - Network © - Blog
Vercelli Oggi.it Sas Di G.Gabotto & C. - P.I. 02685460020 - Direttore: Guido Gabotto
Numero telefonico unico, anche Whatsapp: 335 8457447
Mail: info@vercellioggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it