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12/09/2020 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica 13 settembre 2020 - " Ricordati della fine e smetti di odiare " - Commento delle Suore Carmelitane di Biella - VIDEO OMELIA DI P.ALBERTO MAGGI

Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.






IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di Domenica 13 settembre 2020 - " Ricordati della fine e smetti di odiare " - Commento delle Suore Carmelitane di Biella - VIDEO OMELIA DI P.ALBERTO MAGGI

Dal Libro del Siracide, Cap. 27, 33 - 28, 9

Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro.
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?
Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

Dal Salmo 102

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani, Cap. 14, 7 - 9

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

Dal Vangelo secondo San Matteo, Cap. 18, 21 - 35

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

***

UN PENSIERO DALLE SUORE CARMELITANE

DEL CONVENTO MATER CARMELI DI BIELLA

XXIV Domenica del Tempo Ordinario

Sei perdonato, ora puoi perdonare!

(Sir 27,30 – 28,7 (NV); Sal 102; Rm 14,7-9; Mt 18,21-35)

 

“Oggi prendete questo seriamente”, dice Gesù: “un sì sulla terra è sì in cielo. Un no sulla terra è no in cielo: quello che vi dite è eterno”. Gesù ci spiega che quando due di noi si riuniscono per chiedere qualsiasi cosa sulla terra e ne fanno una preghiera, Dio Padre si mostra in azione. Ma cosa accade, invece, quando scegliamo di non riunirci, ossia di non perdonare gli altri? Esistono allora conseguenze fatali. Dio prende sul serio il perdono e questa parabola lo dimostra. Quando ci pentiamo, ci viene dato immediatamente il pieno perdono dei nostri peccati grazie alla morte e risurrezione di Gesù. Alla luce di questo nuovo inizio, Dio chiede di fare altrettanto verso chiunque ci offende, con la stessa grazia e prontezza che abbiamo sperimentato. Può essere una delle cose più difficili che affrontiamo nella vita, perché il dolore che a vicenda ci causiamo è reale e grande. Ma vivere con amarezza e mancanza di perdono avvelena l’anima imprigionandola.

Come liberarsene allora? Estendendo il perdono agli altri e considerando quale nuova opportunità che ci è stata donata! Non che il torto subìto non esista più, ma possiamo imparare a lasciare a Dio ciò che ci ferisce perché Lui ci possa guarire, lasciando andare la presa dell’ego ferito. Il perdono non è dimenticare, ma scrollarsi di dosso amarezze e rancori che, se nutriti in cuore, generano il peccato. Se non ci si attiva prontamente sul nascere e coraggiosamente, ci precluderemo di sperimentare tutto ciò che Dio ha da offrirci. Quando subiamo un torto ci aspettiamo anche che qualcuno venga da noi a scusarsi. Ma Gesù ci invita a fare il primo passo per incontrare il cuore dell’altro.

Questo ci fa davvero onore: imitare la benevolenza di Dio perdonando chi non merita! Eppure anch’io non merito quando ferisco gli altri, ma Dio ha scelto di amarmi perdonandomi ogni volta che glielo chiedo. Perdonare non significa permettere agli altri di approfittare del mio perdono, perché è Dio che dà per tempo la capacità di offrire il Suo stesso perdono a chi ci ha tradito attraverso proprio ciò che ci ha ferito. Aggrapparsi al risentimento ci ruba la pace, ma perdonare ripetutamente è disporsi a ricevere il meglio che Dio conosce per noi. E’ un processo di guarigione interiore e fisica.

Perdonare può essere una delle cose più difficili che Dio ci chiede. Ma la buona notizia è che non ce lo ordina per poi lasciarci da soli a farlo: ci dà Gesù e tramite lo Spirito Santo il potere e l’autorità. In altre parole, ci costituisce delegati della Sua misericordia! Dopo il perdono, ecco che arriva il vero amore incondizionato, voluto per l’altro. Anche se è impossibile dimenticare quando accadono cose che non possiamo dimenticare, noi siamo resi comunque in grado di perdonare. Se cancellare la nostra memoria è impossibile, abbiamo comunque il controllo sulle nostre singole decisioni e azioni. Infatti, verso coloro per cui ci spendiamo, amiamo e preghiamo attivamente, è difficile nutrire amarezza! Ricordiamoci allora che perdonare è opera dello Spirito d’Amore in quelli che gli credono.

Le Sorelle Carmelitane

Monastero Mater Carmeli - Biella Chiavazza       

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