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16/08/2015 - Asti - Pagine di Fede

COME DON BOSCO, CON I GIOVANI, PER I GIOVANI - L’attualità di un Santo che compie 200 anni - Cinquemila ragazzi da 58 Paesi del Mondo con Don Angel Artime e Sr. Yvonne Reoungoat - GALLERY DI 200 IMMAGINI E FILMATO

Accolti dal Rettor Maggiore Don Angel Fernandez Artime e da Sr. Yvonne Reoungoat, Madre Generale della Suore Figlie di Maria Ausiliatrice




COME DON BOSCO, CON I GIOVANI, PER I GIOVANI - L’attualità di un Santo che compie 200 anni - Cinquemila ragazzi da 58 Paesi del Mondo con Don Angel Artime e Sr. Yvonne Reoungoat - GALLERY DI 200 IMMAGINI E FILMATO

Che cos’è un miracolo?

Come è fatto? Come riconoscerlo?

Certo, di miracoli ce ne sono e ce ne sono sempre stati di diverse qualità e riconoscerli non è cosa per tutti: meglio andarci con i piedi di piombo e lasciare fare a chi se ne intende e ne ha i titoli.

Eppure non pare esagerato pensare a qualcosa di miracoloso, guardando lo scena di oggi, ma forse ancora più quella di ieri, con i cinquemila ragazzi e ragazze del Movimento Giovanile salesiano che salivano a Colle don Bosco dalla vicina (però sono sempre sei chilometri) Castelnuovo a piedi, sotto l’acqua.

Non erano tristi, anzi, erano contenti.

Bagnati, ma contenti.

Guarda il nostro video con le testimonianze dei giovani:

Avevano, per tutta la precedente settimana, dormito si e no qualche ora per notte, arrivati da cinquantotto Paesi del Mondo a Torino, per partecipare al grande raduno preparato per celebrare con loro, i giovani, il Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco (16 agosto 1815).

Una serie di iniziative, incontri di preghiera, studio, momenti di divertimento, con i Consacrati della Congregazione maschile, i Salesiani di Don Bosco e di quella femminile, le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice.

Poi il momento culminante, ieri e oggi, la “salita” al Colle, in quella Frazione Becchi di Castelnuovo Don Bosco dove duecento anni fa visse Giovanni Melchiorre, da Francesco e Margherita Occhiena.

E qui arriva la “parusia” del Mistero e quindi il miracolo.

***

Ma andiamo con ordine.

Perché qui a Colle Don Bosco è tutto grande: gli edifici, il numero delle persone, la realtà terrena alla quale tutto questo si richiama. Insomma, a tutta prima sembra un po’ un inno alla materia.

Ma poi necessariamente si deve guardare un punto che è posto ad un centinaio scarso di metri più in là, per andare nel piccolo quartierino dove restano i ruderi della casa abitata dal piccolo Giovanni Melchiorre e dalla sua famiglia.

E allora si è al cospetto di una “minorità” senz’altro in contrasto con la grandezza dei segni che sono così poco distanti.

Perché questa realtà terrena - fatta di questo mare di ragazzi e  di ragazze che sono felici anche dopo una settimana che dormono poco, sono bagnati, hanno i piedi che fanno anche un po’ male - questa realtà terrena si può materializzare oggi, quando loro sono qui perché un giorno di quasi duecento anni fa in uno sperduto angolo di un Monferrato povero, dentro una casa minuta e ridotta all’essenziale, nel cuore di un bambino piccolo come quelli che fanno le scuole elementari, Qualcuno ha posto il seme di una vocazione.

Tutta la materia che oggi vediamo e tocchiamo non ci sarebbe se un giorno lo Spirito non avesse scelto ciò che era minimo e forse, secondo le categorie umane, persino insignificante: il cuore di un bambino.

***

Lo scorso anno, documentando le due giornate di apertura del Bicentenario, proprio qui a Castelnuovo, rilevammo come fosse indovinata l’idea guida offerta alla riflessione comune: “Tutto è partito da qui”.

Guarda anche:


Si intendeva dire che tutta la storia salesiana, che ha irradiato di fede, amore e speranza la vita di tanti giovani nei cinque Continenti del Mondo, prese le mosse da qui, da Castelnuovo.

Ma ci permettiamo di osservare che questa idea, pure appropriata, se confinata al “luogo” Castelnuovo, al “luogo” Frazione Becchi, al “luogo” casetta di Mamma Margherita, non dice tutto e forse non dice un gran che di utile ad illustrare la ragione vera del miracolo.

Tutto è partito – invece - da quel piccolo cuore di bambino.

E’ quello il “luogo” dove lo Spirito ha scelto di abitare e tutto è davvero partito da qui.

***

E dobbiamo sempre arrenderci allo stupore e poi al Mistero che ci sovrasta perché non è possibile -  e comunque non è cosa per le nostre forze – conciliare ciò che apparentemente è inconciliabile.

Conciliare la potenza e la onnipotenza di un Creatore capace di ottenere cose grandi da creature minime, finite, talvolta persino inadeguate, piene di limiti e difetti.

Conciliarla con la “dipendenza” del Creatore dalla propria creatura.

Non ne può fare a meno.

Al punto che – Lui che è Dio - si mette nelle sue mani per dare compimento ai propri provvidenziali disegni.

Ci ama alla follia.

Perché?

La domanda confessa, non confina, la questione.

Confessa un limite per renderlo fecondo, preferendo, alla fuga nell’illusione razionalista, l’accettazione coraggiosa del Mistero, che però, almeno per noi, resta tale.

Non è una domanda isolata, né nuova – perché? -  se è vero che David Maria Turoldo la elevò nei versi di una poesia che è già preghiera:

“Ma tu non avevi lacrime,
a noi invece era dato
piangere.
Questo, forse, ti ha sospinto tra noi?
Non ti apparteneva
il fiotto azzurro di queste
vene che pure
avevi scavato nella nostra carne.
Tu senza misteri,
tu senza il rischio di questa
esistenza sempre giocata
nell'incertezza del tempo defettibile,
nella continua paura
di non esistere.
Tu dovevi essere felice
e noi perduti.
Cosi sei venuto a cercare
i cibi delle tue creature maledette,
a farti
carne di peccato mentre ti donavi.
E ciò solo noi t'invidiamo: questo
potere tu perdonarci”.

***

Lacrime, invece, qui al Colle don Bosco non se ne vedono, salvo forse quelle di qualche adulto ammirato da tutto questo.

Abbiamo documentato la gioia.

Il video di un’ora e mezza e oltre che è on line raccoglie alcuni momenti importanti di questi due giorni:


Anzitutto, l’omelia e la benedizione del Rettor Maggiore, Don Angel Fernandez Artime, decimo Successore di San Giovanni Bosco.

Nel corso della conferenza stampa tenuta poco prima con i media presenti al Colle, è stata più volte sottolineato ciò che è del resto subito evidente quando si guardano questi ragazzi: la famiglia salesiana ha preparato e condiviso questo momento con un grande impegno, comune e corale, delle sue due Congregazioni, quella maschile dei Salesiani di Don Bosco e quella femminile, delle Suore Figlie di Maria Ausiliatrice. Don Angel ha così salutato la presenza della nuova Madre Generale Sr. Yvonne Reoungoat, nona Successora di Santa Maria Domenica Mazzarello, Fondatrice.

Poi il nostro documentario lascerà spazio – con tante interviste -  ai protagonisti, ai giovani, che sono venuti qui da cinquantotto Paesi e racconteranno le loro testimonianze: il viaggio, come sono andati questi giorni. Ma anche cosa dice ad un ragazzo, ad una ragazza, oggi, Don Bosco. E persino – ci insegnano due ragazzi di Bologna – che il Sacramento della Confessione non è andato in disuso.

Pensate un po’.

Insomma, bisognava venire fin qui per sentire qualcosa di cattolico da due ragazzi di nemmeno vent’anni.

Oltre al nostro video: 

ecco quello che riprende integralmente la Celebrazione Eucaristica di oggi, 16 agosto e poi la ampia gallery di oltre 200 immagini.

Il testo dell’omelia del Rettor Maggiore è al termine dell’articolo.


***

OMELIA DI CHIUSURA DELL’ANNO DI CELEBRAZIONE

DEL BICENTENARIO DELLA NASCITA DI DON BOSCO

Caro Monsignore Cesare Nosiglia, Arcivescovo della Diocesi di Torino.

Carissimo P. Pascual Chávez, Rettor Maggiore Emerito.

Carissima Madre Yvonne, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Carissimi Fratelli e Sorelle membri dei Consigli Generali delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Salesiani di Don Bosco.

Carissimi Confratelli Salesiani, Consorelle Figlie di Maria Ausiliatrice, miei cari Salesiani Cooperatori e Cooperatrici qui presenti.

Carissima Famiglia Salesiana, di tutto il mondo.

Eccellentissime Autorità Civili qui presenti che oggi ci onorate accompagnandoci in questa Eucaristia, nella terra di Don Bosco.

E carissimi Giovani, ragazzi e ragazze rappresentanti di tutto il mondo salesiano,  che siete stati la ragione del vivere sacerdotale e pastorale di Don Bosco, e lo siete oggi per tutti noi. A tutti voi qui presenti e a tutti quelli che ci stanno seguendo nelle diverse trasmissioni nel mondo, ricevete il mio fraterno saluto con l’augurio di tutto il bene che sempre ci regala il Signore.

***

È passato un anno, come oggi, quando alla fine dell’Eucaristia dicevo queste parole: “Da questa collina de “I Becchi”, dichiariamo aperta la Celebrazione del Bicentenario della nascita di Don Bosco”, e continuavo: come desidero che per tutti noi, questo Bicentenario sia un’opportunità per un vero rinnovamento spirituale e pastorale della nostra Famiglia, un’occasione per rendere più vivo il carisma e rendere più attuale Don Bosco come sempre lo è stato per i giovani.

Ho creduto che sarebbe stato una opportunità per vivere con rinnovata convinzione e forza la missione affidataci, sempre per il bene dei ragazzi e ragazze, adolescenti e giovani di tutto il mondo, specialmente i più necessitosi, i più poveri e fragili”. Oggi, e i giorni successivi, saranno un momento opportuno per fare bilanci, ringraziare per il passato e chiedere la forza al Signore per continuare ad essere sempre più fedeli.

Don Bosco stesso ha scritto nelle Memorie dell’Oratorio:

“Sono nato nel giorno in cui si festeggia la Madonna Assunta in Cielo. Era l’anno 1815. Vidi la luce a Morialdo, frazione di Castelnuovo d’Asti. Mio papà si chiamava Francesco, mia mamma Margherita Occhiena. Erano contandini. Si guadagnavano onestamente il pane della vita con il lavoro. Tiravano avanti evitando ogni spesa inutile. Mio papà, quasi solo con il lavoro delle sue braccia, procurava da vivere a sua mamma settantenne, tribolata dagli acciacchi della vecchiaia, e a noi, suoi tre figli. Il più grande era Antonio, che egli aveva avuto dal suo primo matrimonio. Il secondo si chiamava Giuseppe. Il più giovane ero io, Giovanni. Vivevano nella nostra casa anche due lavoranti, che aiutavano mio padre nei campi”.

È commovente ascoltare queste parole di Don Bosco proprio qui nel luogo che l’ha visto nascere 200 anni fa. Ed oggi possiamo dire che 200 anni fa, un giorno come oggi, veniva al mondo un bambino, Giovanni Melchiorre Bosco, proprio in queste stesse colline, figlio di umili contadini.

Oggi noi, volendo chiudere la celebrazione ufficiale del Bicentenario di questo storico evento, rendiamo grazie a Dio per il suo mirabile intervento nella Storia, e ancor più in concreto in questa storia, incominciata sulle colline dei Becchi.

Tante volte in quest’anno abbiamo ricordato in tutto il mondo che il carisma salesiano è un dono che Dio, attraverso Don Bosco, ha fatto alla Chiesa e al mondo. Si è formato nel tempo, fin da quando stava seduto sulle ginocchia di Mamma Margherita, poi con l’amicizia di buoni maestri di vita e, in particolar modo, nella vita quotidiana in mezzo ai giovani.

Oggi ci troviamo qui come Famiglia di Don Bosco, Famiglia Salesiana, accompagnati da tante autorità civili ed ecclesiastiche, amici di Don Bosco, e giovani del mondo per ringraziare il Signore per quest’anno che abbiamo vissuto, per tutta la grazia che ci ha dato, e per la vita che si rinnova e porta frutto come dono di questo Bicentenario, nei quattro punti cardinali della terra.

Il Bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco è stato un anno giubilare, un "anno di Grazia”, che abbiamo vissuto come Famiglia Salesiana e giovani del mondo salesiano con un senso di gratitudine al Signore, con un senso di umiltà ma anche di grande gioia, consapevoli che è stato il Signore a benedirci con questo bellissimo movimento spirituale apostolico fondato da Don Bosco e sotto la guida di Maria Ausiliatrice, che chiamiamo oggi “Famiglia Salesiana”.

Giovanni Bosco è stato definito come “Profondamente uomo, ricco delle virtù della sua gente, […] aperto alle realtà terrestri, [e] profondamente uomo di Dio, ricolmo dei doni dello Spirito Santo, [che] viveva ‘come se vedesse l’invisibile’”. Una bella definizione che lo presenta come una figura completa. Celebrare e ringraziare Dio per la sua vita, è celebrare e ringraziare per la nostra propria vita, perché, infatti, ognuno di noi, in diversi modi e gradi, si è visto coinvolto nella storia di questo grande uomo, questo piemontese universale.

Prima di tutto io direi che fu un vero figlio del suo tempo e un tessitore della storia, di quella ottocentesca come questa di oggi, perché è un uomo veramente significativo, un uomo umile e attaccato agli ultimi, un uomo di Dio, un uomo con il cuore di Buon Pastore che ha vissuto molto sul serio le parole dette da Gesù ai dodici: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”. E sappiamo bene che questi “tutti”, sia per Gesù, sia per Don Bosco, sono stati soprattutto i più piccoli e quelli più svantaggiati. Nelle parole del nostro padre: “i più poveri, abbandonati e in pericolo”, che Don Bosco ha servito in modo singolare ed unico, come ci ha detto il Santo Padre nella sua lettera a tutta la Famiglia Salesiana, si concretizza in questi “aspetti salienti della sua figura: ha vissuto il dono totale di sé a Dio come uno stimolo per la salvezza delle anime e la fedeltà a Dio ed ai giovani in un unico atto d’amore. Questi atteggiamenti lo hanno spinto ad “uscire” e a realizzare scelte coraggiose: la scelta di dedicarsi ai giovani più poveri, con l’intenzione di fondare un vasto movimento di poveri per i poveri, con l’intenzione di estendere questo servizio oltre i confini di lingua, razza, cultura e religione, grazie ad un zelo missionario. Egli attualizzò questo progetto con stile di accoglienza, allegria e simpatia, nell’incontro personale e nell’accompagnamento di ciascuno”.

A tutto questo si è riferito il Santo Padre nei grandi doni che ci ha fatto come famiglia Salesiana e Movimento Giovanile Salesiano in quest’anno. La sua parola ha voluto essere espressione di affetto per il presente ed un programma per noi, sia per l’oggi sia per il domani. Un intero programma di azione pastorale e di fedeltà al carisma, ricevuto come dono dello Spirito. Ricordiamo come nella Basilica di Maria Ausiliatrice, il 21 giugno scorso, riferendosi a Mamma Margherita disse che “senza di essa non si può capire Don Bosco”, per poi evidenziare il ruolo delle donne e i modelli educativi femminili che si dovrebbero proporre alle giovani, alle alunne dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Non un funzionalismo dei ruoli, ma un’educazione coerente con i modelli affidabili di donne che sanno amare, con la tenerezza del cuore e gli occhi di Dio.

Allo stesso modo abbiamo compreso, come ci ha detto Papa Francesco, che celebrare il Bicentenario è percorrere un cammino di fedeltà al Signore che il carisma salesiano ci chiede, a noi, donne e uomini della Famiglia Salesiana, affinché siamo in grado di prendere decisioni coraggiose come ha fatto Don Bosco, essendo pratici, dando risposte urgenti, con l’adeguata educazione nelle situazioni di crisi e di emergenze, che si vivono nella società di oggi.

Perciò possiamo dire che questo Bicentenario che celebriamo oggi, durante il cammino percorso in quest’anno in tutte le presenze salesiane del mondo, ha voluto essere per tutti noi, e in particolar modo per il mondo salesiano, una preziosa occasione che ci è stata offerta per guardare al passato con gratitudine, al presente con speranza, e per sognare il futuro di missione evangelizzatrice e educativa della nostra Famiglia Salesiana con forza e novità evangelica, con coraggio e sguardo profetico, lasciandoci guidare dallo Spirito che sempre ci sarà accanto nella ricerca di Dio e ci spinge ad essere, in primo luogo Evangelizzatori, annunciatori del Regno e di Gesù Cristo. Il Santo Padre ci dice nella sua lettera che “Don Bosco ci insegna, prima di tutto, a non stare a guardare, ma a schierarci in prima linea, per offrire ai giovani un’esperienza educativa integrale che, solidamente basata sulla dimensione religiosa, coinvolga la mente, gli affetti, tutta la persona, sempre considerata come creata ed amata da Dio”.

Siamo eredi di un grande uomo, un vero figlio del suo tempo e un vero tessitore della storia, un uomo straordinario, ma umile e in mezzo agli ultimi, che ispirato alla bontà e allo zelo di San Francesco di Sales, ha dato origine a un vasto movimento di persone sempre in cammino, messi in moto, dalla periferia di Torino alle diverse periferie esistenziali e geografiche (come quella della fine del mondo nella Terra del Fuoco e nella Patagonia del suo tempo). Siamo eredi di un’eredità che viene sviluppata, trasmessa e fecondata con le proprie opzioni di vita e la donazione piena di noi stessi per farla feconda e ancora più ricca. Ciò si concretizza nell’importante sfida che ci lascia il Santo Padre: “Come Famiglia Salesiana siete chiamati a ravvivare la creatività carismatica dentro ed oltre le vostre istituzioni educative, mettendovi con dedizione apostolica sui sentieri dei giovani, in particolare quelli delle periferie”.

Don Bosco continua a vivere. Il figlio di Margherita, la donna forte e saggia, che ha trasmesso a lui la saggezza e la ricca tradizione della campagna monferrina, e ha condiviso con lui, i suoi ragazzi e primi salesiani l’avventura degli inizi dell’oratorio, continui ad accompagnare la sua opera. Maria, Ausiliatrice e Madre, che ha fatto tutto sin dall’origine, ci aiuti a essere creativamente fedeli e a dare continuità e fecondità all’opera iniziata da Dio 200 anni fa.

Siamo eredi con una grande responsabilità sulle spalle, ma soprattutto con un irradiante fuoco nel profondo del cuore: la nostra passione per vivere, come il Santo Padre ha voluto mettere come titolo della sua lettera: Come Don Bosco, con i giovani e per i giovani.

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