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06/08/2014 - Vercelli - Pagine di Fede

DONA AI GIOVANI UN CUORE GENEROSO - La preghiera dell’ Arcivescovo, che sale a piedi ad Oropa per il pellegrinaggio diocesano alla Madonna Nera - Presente anche il Sindaco Maura Forte, insieme a 700 fedeli - GALLERY E FILMATO

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DONA AI GIOVANI UN CUORE GENEROSO - La preghiera dell’ Arcivescovo, che sale a piedi ad Oropa per il pellegrinaggio diocesano alla Madonna Nera - Presente anche il Sindaco Maura Forte, insieme a 700 fedeli - GALLERY E FILMATO

Il pellegrinaggio diocesano ad Oropa è sempre una bella esperienza.

Conclude idealmente le celebrazioni in onore del Patrono S.Eusebio.
Apre la stagione dei pellegrinaggi, che Vercelli tradizionalmente svolge soprattutto tr agosto e settembre (partirà tra pochi giorni quello diocesano per Lourdes) per guardare già al nuovo Anno pastorale.

Dunque, il pellegrinaggio non delude mai.

Ma quest’anno ha riservato anche, ai 700 (la stima è per difetto) partecipanti, due belle sorprese. Anzi, tre, ma della terza parleremo più in là.

Andiamo con ordine.

Per la verità, lungo il tragitto che da Vercelli porta a Biella, al cronista l’idea era ronzata in testa: chissà se…

Poi si era passati ad altro, alle telefonate (in viva voce, naturalmente) e la strada scorreva.

Finchè arriviamo ad uno degli ultimi tornanti, poco dopo le 9,30 e vediamo un drappello di pellegrini che salgono a piedi, essendo partiti da Biella – Butalin.

Qualcosa ci dice che sia meglio rallentare, abbassare il finestrino tendere l’orecchio ed aguzzare la vista.  E subito notiamo che apre la fila salmodiando Don Alberto Albertazzi.

Saranno forse i Salmi ascensionali?

No, sono i misteri della Gloria. Bene lo stesso, ovviamente.

Ma – la sorpresa  arriva – a chiudere la fila di questo drappello di persone c’è proprio lui in persona, nientemeno che l’Arcivescovo, Mons. Marco Arnolfo, che in maniche di camicia custodisce questa piccola parte del proprio gregge (anche) dai pericoli della strada.

Quel pensiero che era balenato per un attimo si rivela non essere stato fuori luogo: avevamo visto giusto.

L’Arcivescovo ha voluto compiere il suo primo pellegrinaggio ad Oropa nel modo più caro ai tantissimi devoti della Madonna Nera.

Con lui, oltre a Don Albertazzi, anche Don Mario Allolio, che giunge alla meta pimpante. Classe 1957, classe di ferro.

Al prato delle oche Mons. Arnolfo, con la consueta gentilezza, rilascia anche una breve dichiarazione al microfono di VercelliOggi.it.

Si potrà udire – insieme alla sua omelia ed al saluto di Don Michele Berchi,  Rettore del Santuario, con una sintesi degli altri momenti della giornata – nel video che tra breve sarà on line per documentare questi bei momenti vissuti dai 700 pellegrini.

Arriva anche la seconda sorpresa.

Sorpresa fino ad un certo punto, considerando quanto sia sempre stata viva, autentica e sincera la devozione dei “villatini” per la Madonna Nera.

Ma bisogna dire che per la prima volta nella storia del pellegrinaggio diocesano il Sindaco di Vercelli si unisce ai pellegrini.

Proprio così. Arriva Maura Forte, accompagnata dall’Assessore Andrea Raineri e la cosa che immediatamente colpisce è che a lei sembra assolutamente naturale trovarsi qui.

Impeccabile come sempre, in un sobrio ed elegante tailleur giacca pantalone, ma completamente a proprio agio.

E’ perfettamente Sindaco di Vercelli e, insieme,  perfettamente villatina e si vede che è contenta di essere qui.

E si sente anche dal saluto che manda ai Lettori di VercelliOggi.it, anch’esso in repertorio nel video.

Ha tanto di fascia tricolore, è vero, ma non dà l’impressione di vivere la cosa come un avvenimento.

Invece è un fatto lodevole e  rimarchevole,  che  è colto e sottolineato, in tutta la sua valenza, dal Rettore del Santuario quando rivolge l’indirizzo di saluto e benvenuto all’Arcivescovo ed al pellegrinaggio: non è una cosa scontata vedere il Sindaco; il Sindaco che vuole indossare la fascia tricolore a sottolineare l’ attenzione istituzionale ad un momento importante ed alto nella vita della comunità ecclesiale.

Si sale poi alla Basilica superiore, già gremita di pellegrini provenienti da tutta la diocesi.

Ha inizio la S. Messa e dopo le Letture è il momento dell’omelia.

Ed arriva la terza sorpresa.

Che non consiste tanto nel fatto che l’Arcivescovo parli a braccio.

E’ la prima volta da quando è a Vercelli, ma nelle altre occasioni solenni era quasi inevitabile che seguisse un testo scritto.

Anche questa è solenne, ma questa è una occasione che ha una protagonista speciale: la Madonna.

Con la quale lui deve avere una frequentazione particolare e assidua, perché incomincia subito a parlarne con familiarità che sorprende.

E’ come se tutta quella salita da Biella ad Oropa fosse stata per lui una rincorsa per volare subito alto svettando in una omiletica di segno profondamente mariano, profonda e persino “tecnica” come di rado abbiamo avuto la possibilità di udire.

Abbiamo un Arcivescovo mariano. Questo è sicuro.

Fino ad ora non avevamo potuto scoprirlo.

Che fosse appassionato della Parola era chiaro.

Che camminasse lungo la via mariana alla santità non avevamo ancora potuto capirlo; forse intuirlo, se pensiamo, ad esempio, alla mitezza che è la cifra del suo rapportarsi agli altri.

Via mariana alla santità che è fatta di modestia, nascondimento, rinuncia a sé, persino “grigia” nella sua ordinarietà.

E proprio sulla “ordinarietà” dei percorsi di vita individuali sui quali si innesta la testimonianza della fede ha battuto con chiarezza il tasto.

Ha volato alto, con amore di figlio; senza la minima concessione a certo sentimentalismo iperglicemico che allontana, invece di avvicinare, alla “vera devozione” mariana, come insegnava San Luigi Maria Grignion de Montfort.

E parla con amore di figlio che ha in cura, nel proprio gregge, i fratelli.

Specie quelli più giovani.

Ma attenzione. Anche qui, nessuna concessione alla retorica.

Ricorda di avere portato, salendo ad Oropa, lo zainetto donatogli dai giovani proprio l’11 maggio scorso, giorno della sua ordinazione e del suo insediamento.

Presenta i giovani alla benedizione ed alla protezione di Maria.

E sin qui non era difficile prevederlo.

Ma non cerca il consenso, impetrando per i loro, i giovani – ad esempio – la salvaguardia dalle insidie del mondo, oppure una generica protezione per la vita, che è sempre piena di problemi.

No, chiede alla Vergine del Monte di Oropa di donare ai giovani della sua Chiesa che è in Vercelli un cuore generoso.

Proprio così: il Vescovo sa che un cuore generoso apre all’altro, al fratello, al lontano, al mondo dei doveri, del servizio e così apre all’accoglienza dello Spirito preparando alla Grazia.

Sa che senza un cuore generoso nessuno è felice e così, in fondo, chiede a Maria di donare ai ragazzi ed alle ragazze che saranno uomini e donne di domani la chiave per una vita felice.

Abbiamo ormai un po’ imparato a conoscerlo: mite nel tratto, esigente nell’insegnamento.

Fraterno nella stretta di mano, accogliente quando apre le braccia in un gesto che gli è già caratteristico. Ma chiaro. Non annacqua i contenuti.

L’aveva del resto già lasciato intuire nell’omelia di S.Eusebio (anch’essa in repertorio audio video, nella nostra hame page) con quella metafora così allusiva ai tre sassi posti vino al Libro, nell’iconografia tradizionale del Protovescovo.

Sono come il nostro cuore, che se non è “macinato” offerto per diventare fermento nella società, resta finito in se stesso, resta di pietra.

L’Assemblea poi si scioglie, i pellegrini lasciano la Basilica e per qualche ora si godono questa giornata di sole, che quest’anno è proprio un avvenimento.

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