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20/10/2013 - Vercelli Città - Enti Locali

TRIPPA PER I GATTI / 194 - Dieci piccoli indiani sotto un cielo d’amianto - Dopo il gran rifiuto di Maurizio Tascini, Gabriele Bagnasco dovrà aspettare per sapere se e chi dovrà rimuovere dal Centro Nuoto 2000 metri quadri di fibrocemento

Non furono asportati nel 1987 per la brillante idea dei collaudatori Ing. Franco Bertinetti e Arch. Aldo Ferraris di "inscatolarli" sotto lamelle di plastica - Ora sono venuti alla luce e bisogna fare qualcosa




TRIPPA PER I GATTI / 194 - Dieci piccoli indiani sotto un cielo d’amianto - Dopo il gran rifiuto di Maurizio Tascini, Gabriele Bagnasco dovrà aspettare per sapere se e chi dovrà rimuovere dal Centro Nuoto 2000 metri quadri di fibrocemento
I protagonisti di questa vicenda surreale - L’amianto c’è sermpre stato ma si è giocato sulla parola ’inscatolare’ invece di ’incapsulare’

Fu una facile profezia quella del nostro articolo del 14 ottobre scorso, che documentava la realizzazione di opere di ordinaria e straordinaria manutenzione al Centro Nuoto, dopo che i Vigili del Fuoco avevano provveduto a prosciugare con le pompe idrovore alcuni locali tecnici.

Si diceva che nulla documentava la necessità di quegli interventi; nulla se si ha riguardo agli Atti della Pubblica Amministrazione.

Guarda anche:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?titolo=VERCELLI_-_Si_fa_ma_non_si_dice_-_&id=51316

Come d’incanto, il giorno successivo, 15 ottobre, l’Arch. Simona Maria Anglesio, dirigente del Settore Lavori Pubblici del Comune di Vercelli, adotta una determinazione con la quale siincarica la Ditta Polimpianti di “studiare” il caso.

(in pdf allegata al presente articolo: si raggiunge cliccando l’icona posta sotto l’illustrazione principale)

Cioè verificare se gli impianti di filtrazione e trattamento acqua delle piscine interne abbisognino interventi manutentivi.

Sono circa 5 mila euro che fanno nettamente superare la soglia dei 100 mila euro spesi dal Comune dopo avere “licenziato” il vecchio gestore, il 29 maggio di quest’anno.

Sono interventi che evidentemente non sono stati esposti alla verifica del Consulente tecnico nominato dal Presidente del Tribunale di Vercelli per compiere quello che in linguaggio tecnico si chiama “accertamento tecnico preventivo”, cioè una verifica dello stato degli immobili. L’operazione è stata insistentemente richiesta dalla stessa Amministrazione, che ha nominato consultente tecnico di parte l’Ing. Domenico Castelli, mentre tecnico di parte el vecchio gestore è l’Ing. Paolo Terrone.

Ora però il Comune chiama la Polimpianti.

Facile anche la profezia che riguarda la richiesta del Capogruppo del Pd, Gabriele Bagnasco, di convocare la riunione della IV Commissione permanente del Consiglio comunale, quella che si occupa di Lavori Pubblici e quindi di manutenzioni sugli stabili di proprietà comunale.

Guarda anche:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=51089

Maurizio Tascini, Consigliere comunale Pdl e Presidente di quella Commissione, pare non abbia nessuna intenzione di accontentare il Capogruppo Pd.

Le motivazioni formali sarebbero da ricercarsi nel fatto che, secondo l’art. 70 del Regolamento per il funzionamento del Consiglio e delle Commissioni permanenti del Comune di Vercelli, la convocazione è obbligatoria quando sia richiesta da almeno 4 Consiglieri che la compongano: Bagnasco è uno solo e non fa neppure parte di quella IV Commissione.

Dunque, dura lex sed lex.

Se Bagnasco vorrà potrà, al più, chiedere chiarimenti quando si riunirà la Prima Commissione, quella che dovrà esprimere parere obbligatorio – anche se non vincolante – sul bilancio di previsione 2013 del Comune.

Perché il succo della domanda dell’ex Sindaco era appunto questo: c’è qualcuno che sta facendo un esame completo dei lavori necessari alle tre piscine comunali?

Che dica per quali motivi siano da realizzarsi, quanto costino e chi li pagherà?

E’ chiaro che le risposte a queste domande, sempre ammesso che qualcuno stia facendo una seria “lista della spesa” riverberano riflessi di non poco conto proprio sul documento di bilancio.

E’ infatti decisivo conoscere se il Comune assumerà in proprio l’onere oppure lo scaricherà all’aspirante gestore quale condizione di capitolato.

Tascini dunque glissa e del resto bisogna capirlo.

E’ in una posizione personale alcuanto difficile, al centro di un intreccio politico – istituzionale – lavorativo abbastanza singolare.

E’ Consigliere del Pdl, partito che esprime sia l’Assessore allo Sport con delega specifica alle piscine comunali (sic!) Giovanni Mazzeri, sia quello ai Lavori Pubblici, Roberto Scheda.

E’ poi dipendente del Comune di Santhià, ma da quella Amministrazione è “comandato” al Co.ve.var., il Consorzio obbligatorio per i rifiuti, di cui è Presidente nientemeno che lo stesso Sindaco di Vercelli, Andrea Corsaro, che non appena sente parale di piscine – dicono i soliti bene informati – diventi particolarmente irascibile.

Ma nella sua veste di impiegato del Covevar, Tascini è altresì alle dipendenze della ex Segretaria generale del Comune, Francesca Lo Magno e di Silvano Ardizzone, Ragioniere capo, che quando sentono parlare di piscine, impallidiscano forse anche perché hanno “gestito” dando illuminati consigli tutta la fase che ha portato alla risoluzione contrattuale, a partire dalla vicenda di un anno fa, quando crollò a piombo sulla vasca bambini la controsoffittatura della volta nella piscina coperta.

E così – poiché due non fa tre – ora forse una terza profezia è possibile.

E’ magari difficile per il Tascini sollecitare i funzionari dei Lavori Pubblici e l’Assessore Roberto Scheda perché è sostanzialmente al loro ufficio che si deve fare risalire, dal punto di vista delle manutenzioni il duplice impasse natatorio vercellese.

Guarda anche:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=43417

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=47504

Dapprima con l’omessa sistemazione della piscina di Via Prati, che il Comune – a prescindere da qualsiasi contestazione avesse poi voluto rivolgere al gestore – ai sensi dell’art. 24 del Contratto era tenuto a compiere, eventualmente anche surrogando il gestore inadempiente.

E poi con la trovata del 17 ottobre 2012.

Quella documentata anche da un agghiacciante video reperibile su youtube

http://www.youtube.com/watch?v=EKVCSTpas3E

In pratica, in questo audiovideo si sentono alcuni personaggi  tentare di attribuire al gestore il compito di rimediare al crollo della controsoffittatura della piscina e dimostrarono di conoscere benissimo cosa dice l’art. 24.

Si dirà: ma che idea singolare, quella di repertoriare la conversazione.

Del resto, fu proprio Gianni Vercellone a preavvertire in anticipo i gestori del tenore della conversazione che si sarebbe di lì a poche ore tenuta.

Ora, è lecita una domanda, dopo la visione di quell’ audiovideo: ma se chiunque tra i presenti fosse poi andato a raccontare in giro quanto avevano udito quel giorno proporre da Simona Maria Anglesio, lo stesso Vercellone, Annamaria Bertola, Giuseppe Catalano, Sergio Salis, ci avrebbe creduto una persona su un milione?

Mentre così non ci sono dubbi.

Non ci sono dubbi nemmeno su un altro fatto.

Che quel giorno non si parlò affatto di amianto.

Guarda anche:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=43436

E così, allora,  forse si può condensare la terza previsione.

Quella che era rovinata al suolo, infatti, non era la vera e propria controsoffittatura, bensì solo una “foglia di fico” in laminato plastico che aveva il compito di “nascondere” alla vista la controsoffittatura vera ed estesa non solo nel locale vasca ma a molti altri locali dell’impianto: tutta realizzata in fibrocemento.

(Si possono vedere agevolmente dalle foto allegate le tavole di fibrocemento dal caratteristico colore grigio, che dopo il crollo erano scoperte e bene in vista, come del resto possono documentare anche i Vigili del Fuoco, che hanno rilevato l’incidente).

Una successiva (27 ottobre 2012) analisi di laboratorio (allegata in jpg tra le illustrazioni) ha poi rivelato che i laterizi non erano mai stati incapsulati e figurano elevate percentuali di materiali giudicati pericolosi.

Perché quei laterizi sono stati lasciati lì e solo ricoperti di plastica (le strisce bianche e blu che molti ricordano)?

Perché un giorno lontano, il 16 marzo 1987, i due professionisti allora assoldati dal Comune per il delicato compito di “collaudatori in corso d’opera” degli ingenti lavori di ristrutturazione della piscina, l’Ing. Franco Bertinetti e l’Arch. Aldo Ferraris (quest’ultimo ancora vivo e attivo con Studio in Via Duomo a Vercelli), presero carta e penna e scrissero più o meno così (ma la loro lettera è intergrale  in pdf allegata al seguente articolo):     

                               http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=48108

Cari signori del Comune, voi avete già deliberato di rimuovere tutto quell’amianto, perché sapete bene che non è più a norma.

Ma se invece di rimuoverlo lo “inscatolate” sotto le lamelle di plastica, risparmiate.

Quella soluzione piacque dapprima all’Ing. Emanuele Pizzimbone, Capo dell’Ufficio Tecnico e poi alla Giunta ed al Consiglio comunali. Perché allora si aveva la bella abitudine di portare all’esame anche degli Organi amministrativi tante decisioni che ora sono rimesse solo al giudizio dei “Tecnici”.

La parola “inscatolare”, a proposito della bonifica dell’amianto è forse suggestiva, ma ben poco significativa e, nella sua  assonanza, può persino apparire fuorviante.

Perché il laterizio contenente amianto deve essere semmai “incapsulato” e non “inscatolato” con resine speciali che lo rendano refrattario e innocuo.

Lavori necessari specie in una piscina, dove l’umidità consentita dalle norme di Legge arriva fino al 70 per cento e dove il microclima può arrivare ad una temperatura di circa 30 gradi.

Condizioni, quindi, tropicali – a norma di Legge – in cui si possono liberare nell’aria anche vapori di cloro.

Una vera festa per l’amianto che è sostanzialmente libero, appena nascosto in modo pudibondo da listelli di plastica che lasciano ovviamente passare tutto, umidità e cloro le cui potenzialità corrosive non dobbiamo certo spiegare noi a chi dovrebbe semmai insegnarle.

Sicchè ecco infine la previsione (non scomodiamo i Profeti, anche perché quasi nessuno di loro è morto di morte naturale nel proprio letto e comunque sono tutti morti poveri).

E’ possibile che il Tascini non convochi la IV Commissione, non solo per evitarsi le sgridate di Andrea Corsaro, Silvano Ardizzone, Francesca Lo Magno.

Ma anche perché in Comune in questo momento non sanno che pesci pigliare per smaltire la bellezza di 2 mila metri quadri di amianto che è ancora tutto lì.

Parte di esso è stato – è vero – “incapsulato” dal vecchio gestore.

E questo pare non lo contesti nemmeno l’Avv. Ludovico Szegö, che difende il Comune della causa intentata dal precedente gestore per ottenere il rimborso delle somme spese.

Gestore che è stato lasciato solo a fronteggiare una drammatica emergenza nella emergenza, perché né la Anglesio, né il Vercellone, né il Catalano, né la Bertola, né il Salis si erano accorti di quella distesa di amianto: tanto è vero che la bonifica non è nelle opere “comandate” con Ordinanza del 19 ottobre 2012 dal Vercellone, che si riferiscono alla sola rimozione delle lamelle di plastica crollate.

Ma del resto tacere sull’amianto potrebbe avere avuto un senso: quello di (continuare a) coprire pesanti responsabilità omissive.

Infatti, dal 1994 in poi, una precisa norma di Legge impone che tutti gli edifici pubblici in cui sono riscontrate presenze di fibrocemento siano denunciati in una apposita “anagrafe” tenuta dall’Asl.

Ora, anche a cercare con in lanternino, nessuna piscina comunale in Vercelli è mai stata denunciata all’Asl come contenente amianto: di chi la responsabilità, visto che il Comune sapeva come stessero le cose sin dal 16 marzo 1987 e tutti votarono per mantenere il fibrocemento “inscatolato”?

Tutti tranne i Consiglieri comunali dell’allora Pci, che votarono contro perché Ezio Robotti e “compagni”, in particolare Angelo Fragiacomo, avevano mangiato la foglia e anche il ramo su quale fosse l’andazzo in quei lavori di ristrutturazione del 1987.

Ora, che faranno di tutto quell’amianto?

Lo lasceranno lì?

Oppure lo rimuoveranno?

Oppure passeranno la palla ad un aspirante gestore (scade oggi alle 12 il termine per la presentazione delle "manifestazioni di interesse") che dovrà così dimostrare di avere anche queste competenze?

 

Il referto del laboratorio, con i rilievi
Il referto del laboratorio, con i rilievi
La complessa fase di incapsulamento della parte del laterizio più esposta sul locale vasca
La complessa fase di incapsulamento della parte del laterizio più esposta sul locale vasca
13 ottobre 2012 - Al momento del crollo delle lamelle di plastica è diventato visibile il laterizio di amianto
13 ottobre 2012 - Al momento del crollo delle lamelle di plastica è diventato visibile il laterizio di amianto


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