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16/10/2013 - Trinese - Cronaca

LERI - Rubato l’uscio di casa di Camillo Benso conte di Cavour - Era stato da poco restaurato - Nessuno ferma la rovina di una dimora in cui si è fatta la storia d’Italia - GUARDA LA GALLERY

Continua l’umiliazione e lo scempio della Tenuta di Leri, dove il grande statista mise a punto il progetto del Canale che porta il suo nome




LERI - Rubato l’uscio di casa di Camillo Benso conte di Cavour - Era stato da poco restaurato - Nessuno ferma la rovina di una dimora in cui si è fatta la storia d’Italia - GUARDA LA GALLERY
Le rovine della Tenuta di Leri e nei riquadri particolari del portoncino ligneo rubato

Lo scempio di Leri continua.

Oggi si scopre il furto nientemeno che della porta di casa di Camillo Benso conte di Cavour.

Un portoncino ligneo finemente intarsiato con figure di raffinata e rarefatta simbologia.

Pezzo dopo pezzo la dimora storica che fu teatro di una parte decisiva della storia Patria viene umiliata, depredata, spogliata, probabilmente da ladri che agiscono su commissione, oppure semplicemente – basta guardare i “coppi” dei tetti, che scemano in continuazione – usata da “cava” per chi vuole costruire con materiali “d’epoca”.

Proprio mentre si celebra giustamente il 150.mo anniversario della posa della prima pietra del Canale che porta il nome del grande statista, la casa di Cavour è invece lasciata nel più completo abbandono, dopo che, solo un paio d’anni fa, per celebrare in qualche modo un altro anniversario, quello della raggiunta unità d’Italia, si spesero comunque soldi per qualche restauro di facciata.

Una pudibonda e financo grottesca operazione che ricordò il tragicomico film noire La morte ti fa bella”, lungometraggio che narrava l’eterna illusione di contrastare le leggi di natura con il maquillage.

Ebbene, qui i soldi si sono spesi per restaurare le parti dell’edificio che sarebbero state offerte alla vista dei cronisti, quasi che questi fossero il Re a Cuneo, in occasione delle liturgie celebrative del Centocinquantesimo.

Poi, non una lira per la gestione di questo immenso patrimonio, così importante anche dal punto di vista identitario per ciascuno di noi, per la collettività, per il fin troppo citato “territorio” e – qui lo diciamo, ma è come se vedessimo già i risolini di compatimento -  per la nostra stessa memoria storica: non gliene frega niente a nessuno. Non una videocamera di sorveglianza.

Nel settembre scorso persino noi siamo riusciti senza difficoltà - a parte le erbacce ad altezza d'uomo - a visitare il sito. Noi, come tanti curiosi di vedere come andassero le cose, dopo che era ormai diventato chiaro che nemmeno all’Enel l’area importa più un fico secco. Non gliene importa più perché la strombazzata mega centrale di produzione di energia fotovoltaica da installare nelle immediate adiacenze dell’area si è capito che non si realizzerà mai: è finito il bluff del fotovoltaico che è economicamente vantaggioso solo se paga pantalone.

In luogo della mega centrale la fantasia popolare e le "urgenze" della società "civile" hanno però immediatamente installato una pista, rigorosamente abusiva, per fare corre i go kart. Incredibile? Basta guardare le foto.

Dunque abbandono completo.

La visita alla tenuta fantasma di Leri è a suo modo istruttiva: puoi fotografare il bagno, orami tutto a pezzi,  dove Cavour faceva i suoi bisogni.

Si può ammirare il pavimento in ormai introvabili formelle sangue di bue che – una dopo l’altra – sono con pazienza certosina staccate a piccoli lotti dai ladri che, ovviamente, non possono fare tutto in una volta.

Puoi vedere i resti di una stufa d’epoca che – chissà perché – invece di essere semplicemente rubata è stata fatta a pezzi. Magari da qualcuno che in quel momento aveva i nervi a fior di pelle, oppure si annoiva e non sapeva come divertirsi in qualche modo.

Poi, veramente istruttiva la visione dei “coppi”.

Qui il lavoro – bisogna capire – è più difficile e complesso: quindi vengono via a “fette”, porzioni di tetto depredate a lotti regolari, in modo – forse – da non contravvenire agli orari sindacali.

A settembre scorso cercammo di attirare l’attenzione dei “potenti” sulla necessità – a nostro modesto avviso – almeno di fare un sopralluogo, di prendere in qualche modo contezza della urgenza di mettere in sicurezza il sito.

Incombevano – si vede – altre priorità.

E, del resto, tra non molto non resterà più nulla da rubare né da deturpare.

Si pensi almeno alla sicurezza: perché dove siamo entrati noi può entrare chiunque e, a parte i maleintenzionati, è anche possibile che qualche semplice curioso non resista alla tentazione di contemplare in diretta lo sfascio e magari si faccia male. Le occasioni non mancano di sicuro.


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