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12/07/2010 - Trinese - Società e Costume

TRINO – INNOVAZIONE E CREATIVITA’ DELLO CHEF BONATO – Quando Londra si fonde con Trino




TRINO – INNOVAZIONE E CREATIVITA’ DELLO CHEF BONATO – Quando Londra si fonde con Trino
una prelibatezza dello chef

(Stefania Tromba)- Davide Bonato, classe ’82, affianca il padre Giorgio nella gestione e direzione dello storico Ristorante Massimo di Trino. Con la sua grinta e la sua passione sta portando in cucina innovazione e creatività là dove vigeva principalmente la tradizione piemontese. Un vulcano di idee che ha lanciato in questo anno degustazioni, abbinamenti, serate a tema che hanno richiamato un pubblico curioso, raffinato  ben oltre  il perimetro trinese. Davide ha inoltre avviato una proficua collaborazione con l’Istituto Alberghiero di Trino e con i suoi ragazzi ai quali insegna e con i quali collabora per serate tematiche. “Questo mi ha dato l’opportunità di vedere la mia professione anche da un altro punto di vista. Oltre a cucinare adoro insegnare, trasmettere entusiasmo e stare in gruppo”. Davide ha iniziato molto giovane il suo viaggio nel mondo della ristorazione: “I miei genitori mi hanno sempre spinto a coltivare le mie passioni con impegno e dedizione. Sinceramente non so nemmeno io come è nata la mia passione per la cucina: credo di averla avuta da sempre, molto prima che la mia famiglia rilevasse il ristorante Massimo. Ricordo con gioia le domeniche passate ad osservare mia nonna mentre preparava i cappelletti. Con straordinaria maestria a mano libera creava queste miniature di pasta fresca, mentre io assistevo con l’acquolina in  bocca. Forse è proprio da questa osservazione che è nata la mia voglia di cucinare. Quello che però so per certo è quanti sacrifici ho fatto per arrivare fin qui, quanto è stato duro imparare e quanta umiltà bisogna avere per svolgere al meglio il nostro lavoro.” Dopo la Scuola Alberghiera frequentata a Varallo, a soli 16 anni Davide parte per Londra alla ricerca di esperienza sul campo. “Le mie aspettative erano cariche di entusiasmo per l’esperienza che mi stava aspettando. Durante le prime settimane quello che però riuscii a vedere di Londra fu soltanto il treno che mi portava alle cucine del cinque stelle lusso “The Halkin Hotel”. Il lavoro aveva ritmi frenetici e le mie mansioni erano sempre le meno gratificanti. Facevo il comis e principalmente mi occupavo di preparare le verdure. Pensai di non farcela quando mi diedero da pelare un’intera cassa di piselli. “Dai Davide non essere tragico!” mi disse mio padre al telefono, ma non aveva capito che i piselli non dovevano semplicemente essere sgranati, bensì pelati chicco a chicco…”. Prosegue Davide: “L’esperienza londinese ha profondamente segnato la mia carriera. La fatica e spesso l’umiliazione per la severa disciplina gerarchica della cucina risultavano sempre meno pesanti di fronte ai grandi progressi professionali che facevo. Finii per restare lì un anno interno, su proposta dello chef Stefano Cavallini che gestiva allora il locale. Fu un’esperienza entusiasmante e particolarmente fortunata infatti proprio in quell’anno lo chef scrisse un libro di cucina “The Essential Cooking” pubblicato a livello internazionale, in cui io fui immortalato nella foto iniziale insieme al resto dello staff!” Dopo Londra tonato in Italia Davide accumula esperienza in tanti altri ristornati e strutture rinomate: Grand Hotel Quisisana, Isola di Capri (NA); Ristorante Molo 22, presso lo Yacht Club di Rimini – Rimini (RN); Albergo 5 stelle lusso, JW Marriott, Capri Tiberio Palace SPA e Resort, Isola di Capri (NA); Ristorante Albergo 5 stelle, Grand Hotel Fasano – Gardone Riviera (BS). “Porto dentro di me la conoscenza di grandi cucine tradizionali, Veneta, di cui è originaria la famiglia di mio padre, Emiliana da parte di mia madre e Piemontese dove sono nato e cresciuto; mi piace unire i sapori tipici al gusto estetico che ho imparato nelle mie varie esperienze lavorative, essenziale, gourmet e creativa. Oggi come oggi la mia filosofia di cucina guarda comunque al passato, al piacere dei sapori tradizionali ed ai ricordi di infanzia. Mi piace riscoprire la semplicità dei cibi genuini come quelli che preparava la mia nonna: le marmellate di frutta fresca, i prodotti dell’orto, i cibi di stagione... per rivisitarli con forme, consistenze e tocchi innovativi. C’è chi pensa che le conoscenze di un cuoco si misurano soltanto dietro i fornelli, in realtà bisogna innanzitutto scegliere i sapori prima ancora di saperli abbinare.”  Presso il ristorante di famiglia Davide ha portato anche l’ideologia del Km 0, ovvero l’utilizzo di una materia prima territoriale, l’importanza di una conoscenza classica della cucina, la capacità di unirla ad uno stile moderno per presentare piatti unici seppure strettamente legati alla locale tradizione culinaria. E’ proprio attraverso la filosofia a km 0 che Davide persegue il suo obiettivo quello di: “Valorizzare il territorio e i suoi prodotti e rivalutare la nostra zona. Nel nostro ristorante uso solo materie prime di qualità provenienti da aziende locali che fanno parte della tradizione e del lavoro della nostra terra, prodotti che poi io rielaboro in chiave moderna e creativa”. Nel cassetto a breve addirittura una serie Tv che lo vedrà protagonista nella veste di moderno “gastronauta” alla ricerca e scoperta delle peculiarità enogastronomiche delle regioni italiane. Per concludere un consiglio ai ragazzi che si affacciano al mondo della ristorazione: “Porsi verso questo mestiere con grande umiltà e dedizione. Purtroppo si incontrano sempre più spesso ragazzi che non accettano la cosiddetta “gavetta” che invece è importantissima per la formazione. I ragazzi vogliono tutto subito e senza fatica. In questo mondo non si smette mai di imparare, si impara anche attraverso i lavori apparentemente meno interessanti come la sbucciatura delle verdure. E’ un lavoro che richiede anima e cuore al quale dedicarsi senza guardare l’orologio. Ci vuole passione e si richiedono sforzi ma regala anche grandi soddisfazioni.”



 





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